Il coraggio non è l’assenza di paura

C’è un momento, prima di ogni scelta importante, in cui qualcosa si blocca. Ci stavo giusto pensando in questi giorni, interrogandomi sul mio ruolo come professionista.
Una voce dentro di me che mi dice:

“E se sbaglio?”
“E se non sono all’altezza?”
“E se fallisco davanti a tutti?”

Quella voce si chiama paura. E no, non è una voce nemica.

La paura non è da combattere. È da ascoltare.

La paura nasce per proteggerci. È un campanello d’allarme che ci avvisa di un rischio.
Ma nel lavoro, nella crescita personale, nel business… il rischio è inevitabile.
La paura allora non deve decidere per noi, ma può guidarci a prepararci meglio.
Ci fa domande scomode, ma utili:

  • Hai davvero chiaro cosa vuoi? Il tuo perché?
  • Hai valutato i possibili scenari?
  • Sei pronto ad affrontare anche un esito diverso da quello che immagini?

La paura può diventare una bussola, ma solo se non le lasciamo il volante.

E gli errori?

Gli errori fanno parte del gioco, eppure spesso li viviamo come un’etichetta permanente:

“Ho sbagliato = non sono capace.”

Sbagliato.

L’errore è informazione.
È esperienza in diretta.
È l’unico modo reale per crescere, se sappiamo osservarlo con lucidità e non con giudizio.

Come si superano paura ed errori?

  1. Accettandoli. Non devi essere perfetto, devi essere in cammino.
  2. Riconoscendo il pensiero bloccante. Spesso è un racconto interiore, non un fatto.
  3. Agendo a piccoli passi. Il movimento crea sicurezza. Restare fermi la distrugge.
  4. Cercando supporto. Nessun percorso di crescita è davvero in solitaria. Parlane con chi può aiutarti a vedere le cose da un altro punto di vista.

Il primo passo, spesso, è proprio decidere di non aspettare il momento perfetto.
Perché non arriverà.

Ma tu sì.
Puoi arrivare, se inizi.

Contattami se vuoi scoprire come i tuoi talenti possono darti la forza per muovere il primo passo!

Connessione. Interdipendenza. Reciprocità.

Sono parole che mi affascinano da sempre, ma oggi più che in passato credo che siano di incredibile attualità, nonchè una necessità sociale.

Siamo in un momento come mai prima in passato in cui il “qui e ora” assume una valenza globale, che ci spinge (volenti o nolenti) verso l’altro. Ma per entrare in contatto veramente con gli altri è necessario rinnovare (o iniziare?) il cammino di conoscenza di noi stessi, perché alla base del dialogo ci sono due identità che si confrontano: non posso darti ciò che non ho – o non so di avere.

Il fine di questo blog è proprio questo: raccogliere riflessioni, pensieri, con il giusto equilibrio di profondità e ironia, non tanto per dare delle risposte, ma per porre le giuste domande.

Questo è il lavoro del coach. Ed è la mia passione.