Cosa ho fatto finora?

Vi siete mai posti questa domanda? Magari a fine giornata, a fine mese, guardando l’agenda, o in concomitanza di un anniversario? Io sì, sì, e ancora sì. Sono ormai due anni che mi sono messa in proprio, e quando ho preso la decisione di cambiare, mi sono detta: farò un bilancio fra due anni, per vedere come sono partita in questa nuova fase della mia carriera. E ora che i fatidici due anni stanno per finire, arriva la domanda: cosa ho fatto finora? Tante cose le ho fatte, tante cose che mi ero proposta di fare no. Perché non le ho fatte? (Qui subentra il mio cervello razionalizzante, quello che incarta le decisioni di pancia in una confezione dal look razionale-accettabile): c’è stato il COVID, sono ancora all’inizio, sto dedicando più tempo ai miei figli… Eppure la sensazione che potevo fare di più resta. Il rimorso di aver fatto la scelta sbagliata si affaccia nella mia mente. L’idea che io sia incapace di fare questo lavoro è lì.

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MA.

Di solito non mi piacciono i MA, perché rinnegano tutto quello che c’è stato prima, tuttavia dato che le premesse erano negative un MA ci può stare.

Il mio “MA” è questo: la vita va avanti.

Semplice, lineare, ovvio. Ritornare a questo semplice pensiero mi aiuta a mettere un punto e ad andare a capo, come mi insegnò la mia maestra alle elementari. Mi aiuta a cambiare la domanda: da “cosa ho fatto finora?” a “Cosa voglio fare da ora in poi?”. Questo passaggio è importante perché reindirizza la mia attenzione verso il presente e il futuro, senza sprecare altro tempo a cercare nei fossi il senno di poi.

È la domanda che mi sono fatta oggi, guardando il blog fermo a un post datato oltre 6 mesi fa: cosa posso scrivere da oggi in poi? E subito mi è venuta voglia di scrivere questo post. E mi sono concessa il tempo di farlo.

Quando osservo mio marito, ammiro fra le altre cose la sua determinazione nel perseguire gli obiettivi, che siano lavorativi o personali. Per lui la gestione del tempo sembra naturale, cosa che per me non lo è affatto. Io sono continuamente distratta dalla “Scimmia della gratificazione istantanea” come la chiama Tim Urban in un famoso TED Talk, che mi tenta continuamente con attività di breve termine invece che mantenermi focalizzata sugli obiettivi di medio-lungo termine. Non è vero che non ho tempo di farlo, è che in realtà molte volte non so come farlo, quindi devio su cose che so fare, che mi gratificano perché non mi fanno sentire incapace. Almeno in quel momento, almeno fino a che non mi faccio la domanda “Cosa ho fatto finora?”.

Ecco allora ciò che mi fa cambiare prospettiva: il mio perché. La mia guida, il mio faro, la mia vera motivazione interna. Non è qualcuno o qualcosa che mi dice cosa fare e quali scadenze ho, ma sono i miei valori che definiscono il percorso e il metodo di assegnazione delle priorità. È come fare reverse-engineering partendo dalla visione di me che riesce a raggiungere un determinato obiettivo, definito dai miei valori e dalle mie capacità (attuali o potenziali). Per come sono fatta io, se non ho chiaro questo perché e gli obiettivi che ne derivano, mi faccio catturare dalla Scimmia di cui sopra.

Pianificare senza scadenze predefinite non è sempre facile, mentre è facile riempire un generico DOPO di cose da fare. Il punto è che io non lo posseggo il DOPO, non ce l’ho né l’avrò mai. Lo posso immaginare, posso fare sì che mi guidi nel presente, posso anche piantarci degli obiettivi, eppure per il fare ho in mano solo il presente e il mio perché.

“Chi ha un perché abbastanza forte, può superare qualsiasi come”

F. Nietzsche

Una volta inquadrato il perché, per affrontare un percorso sostanzialmente inesplorato, nuovo, faccio appello alle mie risorse: situazioni simili già vissute in passato, libri e articoli di esperti, il dialogo sincero e generativo con le persone di cui mi fido, contaminazione… connessione di puntini. Raramente non sono riuscita ad uscire dai problemi o da situazioni complicate usando questo metodo.

L’ultimo passaggio: adesso che ho la meta, il percorso (più o meno definito), i valori che mi fanno da guardrail, devo mantenere il focus anche quando arriva la scimmia. Quindi è qui che entrano gli strumenti più o meno innovativi per gestire il tempo, non sono il primo punto ma l’ultimo, perché è inutile avere tante to-do list e promemoria che non sono legati a qualcosa di più profondo e significativo: si staccheranno, come un post-it vecchio dall’agenda dell’anno scorso.

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